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Top secretVenerdì sono passato per l’ufficio del Centro Linguistico a firmare le ricevute dello stipendio. La segretaria mi ha lasciato una busta chiusa. L’ho aperta, pensando che fossero le copie delle ricevute, invece erano i risutati del questionario di valutazione docenti del primo quadrimestre. L’ho richiusa immediatamente, prima che dei vapori venefici uscissero da quei grafici colorati.

Ho una paura boia dei risultati di questi questionari. Come tutte le fobie, è del tutto irrazionale, visto che sono sicuramente positivi. Se ci fosse stato qualche problema infatti, la direttrice me ne avrebbe parlato, e prima di scappare ho fatto a tempo a vedere un “4,9 su 5″ come riassunto di non so che parametro.

Chissà se sono l’unico a soffrire di questa sindrome. Da un lato non pretendo di essere come un’ex collega dell’IIC che, appena arrivavano i questionari, vi si avventava contro fremendo di impazienza. Dall’altro però, forse dovrei farmi violenza e costringermi a guardare quei risultati. Scoprirei probabilmente che non mi capiterebbe nulla di catastrofico, e che a portare la media a 4,9 non è stato un giudizio su di me, ma su altre cose, tipo il laboratorio linguistico o le aule.

Ma ne siamo proprio sicuri?

Per ora la busta rimane nella borsa, dalla quale uscirà per finire direttamente nella spazzatura, o parcheggiata su uno scaffale. Fino a quando un giorno la riprenderò in mano e dirò: questa cos’è? Ah, le valutazioni… roba vecchia ormai, buttiamola via.

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Sono tornati, e questa volta fanno sul serio:

Rimettiamo, ma in ordine por favor!

Rimettiamo, ma in ordine, porfa!

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Ringrazio ancora una volta l’amico e collega che, con occhi attenti e dito sullo scanner, ha catturato questo post-it lasciato in una bacheca di una scuola di lingue.

Vedete voi se buttarla sul boccaccesco o sul sociolinguistico, in ogni caso la prima parte del numero di telefono è in vendita al miglior offerente.

 

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Fate troppa grammatica, anzi no, ne fate troppo poca. Se lavorate in contesto privato ci potranno essere studenti che, prendendovi in disparte o di fronte agli altri, metteranno in discussione ciò che fate in classe.

Alcuni consigli su cosa fare e non fare.

Calma e gesso. Anche se fatto con toni pacati, che qualcuno metta in discussione il nostro modo di insegnare non è mai bello. Se poi a farlo è uno studente, è probabile che il nostro pensiero istintivo sia “e tu che minchia ne sai di come si insegna eh?!” Fare gli offesi o gli incazzosi non aiuta, quindi mantenete un atteggiamento tranquillo e aperto (ma non troppo, che può suonare ipocrita), anche se il vostro ego ferito grida vendetta.

Porre la questione pubblicamente. Chiedete a chi ha sollevato la questione di ripeterlo di fronte agli altri (se non l’aveva fatto prima), o fatelo voi, chiedendo poi di confermare se avete inteso bene.

Cosa ne pensano gli altri? Le risposte possono essere diverse, diciamo però che quelli che condividono la critica possono essere la maggioranza, una minoranza importante o una minoranza piccola (magari solo quelli che vi hanno criticato). In quest’ultimo caso non esultate di gioia, tipo “visto? Ho vinto io!” Mostratevi comprensivi, promettete che verrete loro incontro e poi, se potete fatelo, sennò continuate come prima. Nel primo e secondo caso invece è chiaro che bisogna fare qualcosa.

Chiedere di essere più specifici. Ne avete il diritto, visto che vi hanno messo in discussione. Dovranno fare uno sforzo per essere propositivi e chiarirsi le idee. Meno grammatica? Cosa vogliono fare invece? Leggere e ascoltare? Che tipo di testi? Parlare? Di che cosa? Giocare? A che cosa? Più grammatica? In cosa in particolare si sentono carenti? Una volta messo tutto in piazza, ci sono due soluzioni possibili.

Soluzione rischiosa: far capire chi comanda. Volete giocare? Va bene, ma prima vi sparo un esercizio di grammatica che vi farà capire quanto ignoranti siete. Vi piace la grammatica? Eccovi servite batterie di esercizi strutturali, fino a quando non implorerete pietà. Questo però potrebbe essere visto come un sopruso (e un po’ lo sarebbe), creando una tensione dalla quale non ci guadagna nessuno.

Soluzione migliore: negoziare. Significa cedere un po’. Ci sono due buoni motivi per farlo. Il primo è che in un contesto privato lo studente paga e ha diritto ad avere ciò che vuole. Il secondo è che voi potete anche essere i migliori insegnanti del mondo, ma se gli studenti non vi seguono non impareranno, proprio come con il peggiore insegnante del mondo.
Questo però non può significare cedere su tutta la linea: giusto o sbagliato, il modo di insegnare di ciascuno di noi è il prodotto di convinzioni didattiche ma anche personali, e non è possibile cambiare a richiesta senza andare contro quello che siamo.

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(i primi 10)

  • Alla domanda di uno studente “perché è così?”, la risposta buona per tutte le occasioni è: “è colpa del latino”.
  • La lezione deve essere piacevole, l’insegnante simpatico, ma questo non significa essere dei cabarettisti, né amici degli studenti. Se certi steccati vengono abbattuti il rapporto umano ne guadagna, ma la didattica rischia di perderne.
  • Scrivete il vostro nome sui CD.
  • Se quando spiegate qualcosa e chiedete se hanno capito, e tutti dicono di sì, non necessariamente è vero. C’è sempre qualcuno che non ha capito e non lo dice. Discretamente, tenete come riferimento il più lento della classe. Se ha capito lui probailmente hanno capito tutti.
  • Alternate attività impegnative ad attività più rilassanti.
  • Quando gli studenti stanno ascoltando o leggendo qualcosa, approfittate di quei due minuti per leggere o prendere appunti, mettere in ordine i fogli o cancellare la lavagna. Però muovetevi piano e non fate rumore.
  • Con gli alunni, non lamentatevi del libro di corso o dell’eccesso di grammatica nel programma. Fa figo ma nuoce all’immagine della scuola, e se il direttore lo viene a sapere giustamente si arrabbierà. Se volete farlo con i colleghi, siate prudenti, soprattutto se non li conoscete.
  • Siate sempre pronti alle figuracce con gli studenti, soprattutto quelli di livello intermedio.
  • La lezione finisce quando l’ultimo studente è uscito e voi dietro a ruota. Se un altro collega ha lezione dopo di voi nella stessa aula, dichiarate finita la lezione tre minuti prima dello scadere dell’ora. Se è il caso, interrompete l’attività e riprendetela la lezione successiva. Didatticamente non è il massimo, ma rispettare l’orario al minuto (e cancellare la lavagna) è un segno di rispetto per l’insegnante che viene dopo
  • Fatevi una scorta di quelle attività da cinque minuti, utili e che possono essere interrotte in qualsiasi momento.

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  • Cerca di dare ritmo alla lezione. Appena un’attività è conclusa, se non ci sono domande passa alla seguente senza esitazione
  • Anche se è noioso, anche se richiede tempo, anche se l’hai fatto mille volte, rivedi sempre i passaggi di un’attività che porterai in classe. Anche l’esercizio di grammatica più stupido può riservare sorprese, quindi prima svolgilo tu
  • Cerca di migliorare le attività che hai già fatto, e non preoccuparti se un’attività che hai proposto per la prima volta non funziona come volevi. Rientrerà nel primo gruppo
  • Fai tuo lo spazio della classe. Disponi le sedie in circolo, metti gli studenti vicini, sposta tutto ciò che ti disturba. Lascia tutto come l’hai trovato
  • Se hai studenti ritardatari, non aspettare che arrivino per iniziare la lezione, non è corretto verso chi è puntuale. Occupa il tempo correggendo gli esercizi per casa, o con un gioco o un’altra attività utile da poter interrompere in qualsiasi momento
  • Quando giri tra gli studenti e uno ti fa una domanda, se puoi accosciati per ascoltarlo e rispondergli
  • Due studenti che confrontano un testo scritto dovrebbero stare seduti affiancati. In un esercizio orale dovrebbero trovarsi uno di fronte all’altro
  • Cambia le coppie di studenti, ma non farli girare come trottole per due ore
  • Se dove insegni non guardano a che ora entri o esci di classe (per esempio all’università), non fare furbate: pur con tutte le pause e i tempi tecnici di trasferimento da un’aula all’altra, due ore di lezione sono due ore, e quattro sono quattro
  • Per le insegnanti donne: se il DVD che dovete usare in classe non funziona, e voi “non ci capite niente”, assicuratevi almeno che il lettore sia connesso al televisore, e che il telecomando abbia le batterie, prima di chiedere aiuto al collega maschio “che se ne intende.” Per gli insegnanti uomini: se una collega vi chiede di controllare il DVD perché non funziona e lei “non ci capisce niente” mentre voi “ve ne intendete”, pretendete che controlli almeno che il lettore sia collegato al televisore, e il telecomando abbia le batterie, prima di alzare il culo dalla sedia

(gli altri 10)

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Piccole, sotterranee scaramucce tra segreteria e corpo docente

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La lettera è autentica, appesa da due anni nella sala insegnanti di un Istituto italiano di cultura. Ringrazio un amico e collega per averla salvata prima che il tempo la consumi del tutto.

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