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Quella che propongo qui è una variazione dell’attività di ascolto autentico (termine Dilit), o ascolto difficile (termine mio), per sfruttarla meglio per l’apprendimento del lessico.
“Difficile” significa che dopo tre-quattro ascolti, gli studenti riescono a capirne il livello generale, ma non molto di più. Per far accettare agli studenti questa difficoltà, dovremo barattarla con la mancanza di responsabilità. In altre parole, gli diremo che possono fare tutte le ipotesi che vogliono e non ci interessa se capirano bene o male, poco o tanto. E’ un’attività dove conta il processo e non il risultato, e si può fare anche con testi scritti.
Lasciando lo studente solo davanti alla lingua, non è possibile stabilire a priori quale e quanto lessico nuovo noterà, ed è probabile che molte parole importanti dell’ascolto non verranno colte. Per diminuire questa arbitrarietà, la prima cosa che ho provato a fare è stata chiedere agli studenti di un corso principianti di isolare le parole che non conoscevano, e di scriverle. Ma, come mi ha fatto notare una studentessa: “se non conosco la parola come faccio ad isolarla?” Ottima osservazione e tanto di cappello alla mia ingenuità (comunque, ad un livello più alto sarebbero probabilmente capaci di farlo).
Allora ho provato questo: al terzo o quarto ascolto scrivo alla lavagna alcune parole contenute nell’ascolto, possibilmente in ordine di apparizione, e ne spiego il significato. Poi rifaccio ascoltare e chiedo di isolarle.
Un’obiezione plausibile è che si tratta di un’intrusione di una fase guidata, in un’attività che dovrebbe essere totalmente libera. Gli studenti hanno mostrato di gradire, anche se, se fossi veramente un secchione potrei fare dei test per verificare se funziona davvero.
Ecco alcune varianti che mi riprometto di provare:
- dare solo le parole e chiedere di risalire al significato nei successivi ascolti
- dare la lista di parole in ordine e le definizioni non in ordine e chiedere di collegarli
- dare solo la traduzione o la definizione delle parole e chiedere di individuarle nel testo
Le ultime due hanno più senso se gli studenti hanno la stessa L1.
- Alla domanda di uno studente “perché è così?”, la risposta buona per tutte le occasioni è: “è colpa del latino”.
- La lezione deve essere piacevole, l’insegnante simpatico, ma questo non significa essere dei cabarettisti, né amici degli studenti. Se certi steccati vengono abbattuti il rapporto umano ne guadagna, ma la didattica rischia di perderne.
- Scrivete il vostro nome sui CD.
- Se quando spiegate qualcosa e chiedete se hanno capito, e tutti dicono di sì, non necessariamente è vero. C’è sempre qualcuno che non ha capito e non lo dice. Discretamente, tenete come riferimento il più lento della classe. Se ha capito lui probailmente hanno capito tutti.
- Alternate attività impegnative ad attività più rilassanti.
- Quando gli studenti stanno ascoltando o leggendo qualcosa, approfittate di quei due minuti per leggere o prendere appunti, mettere in ordine i fogli o cancellare la lavagna. Però muovetevi piano e non fate rumore.
- Con gli alunni, non lamentatevi del libro di corso o dell’eccesso di grammatica nel programma. Fa figo ma nuoce all’immagine della scuola, e se il direttore lo viene a sapere giustamente si arrabbierà. Se volete farlo con i colleghi, siate prudenti, soprattutto se non li conoscete.
- Siate sempre pronti alle figuracce con gli studenti, soprattutto quelli di livello intermedio.
- La lezione finisce quando l’ultimo studente è uscito e voi dietro a ruota. Se un altro collega ha lezione dopo di voi nella stessa aula, dichiarate finita la lezione tre minuti prima dello scadere dell’ora. Se è il caso, interrompete l’attività e riprendetela la lezione successiva. Didatticamente non è il massimo, ma rispettare l’orario al minuto (e cancellare la lavagna) è un segno di rispetto per l’insegnante che viene dopo
- Fatevi una scorta di quelle attività da cinque minuti, utili e che possono essere interrotte in qualsiasi momento.

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