Rispondo alla domanda di Paola sul proposito numero 2: essere più ordinato quando scrivo alla lavagna.

In preda ad un attacco di buona volontà, mi sono procurato un libro sull’argomento. La mia collega di inglese l’ha visto e, sinceramente meravigliata di vedere un insegnante che legge libri di didattica di sua iniziativa, mi ha detto you really feel like a teacher!, che io tradurrei con: ma allora te ne frega veramente qualcosa! Per evitare di rispondere ho spostato l’attenzione sull’altro libro che avevo con me, ma non so con quale effetto.

Comunque, ho iniziato a leggerlo, ma poi mi sono fatto prendere da un’altra urgenza, e cioè quella di far parlare di più gli studenti, e ho preso questo (per avere una parvenza di vita privata all’infuori dell’insegnamento, ho iniziato a leggere anche un romanzo).

Nella gestione della lavagna si vedono dei leggeri miglioramenti: credo di aver reso la mia grafia da dottore un po’ più leggibile, e nei brainstorming cerco di dare un ordine alle parole.

Ho capito però che la questione è più complessa di quanto pensassi. Noi insegnanti medi usiamo la lavagna quasi sempre in maniera istintiva ed estemporanea: se durante un’attività abbiamo bisogno di scrivere qualcosa, scriviamo e basta. Per fare un salto di qualità, l’uso della lavagna dovrebbe essere integrato nelle attività. Questo significa pensare in anticipo a molte cose: quali parole meritano di essere scritte; quali funzioni assegnare alle zone dello spazio bianco; quali parti cencellare per le fasi successive dell’attività; quanto grande o piccolo scrivere in modo che ci stia tutto…

Insomma, un supplemento di riflessione che in questo momento non riesco a fare. Ma finché avrò un comodino, avrò anche un posto dove mettere i libri e i buoni propositi in attesa.