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Il proposito di bocciare il più fancazzista dei miei studenti è fallito: pur abbassando l’abbassabile, David ha ottenuto 50,5 su un minimo di 50. Messo così suona un po’ meschino, ma il problema non è esercitare il potere, bensì rompere un incantesimo.
Nel Centro linguistico interfacoltà dove insegno, l’italiano è l’ultimo arrivato in ordine di tempo, ma come numero di studenti è già secondo dopo l’inglese. Finora però nessuno è mai stato bocciato, nemmeno alcuni casi disperati che lo avrebbero meritato.
Le cause sono varie, tanto vale però essere onesti e dire che tra queste c’è un piccolo conflitto di interessi. Gli studenti scelgono i corsi di lingua del Centro come esame libero, e iniziare a bocciare potrebbe limitare le iscrizioni. E dato che siamo pagati a ore, e teniamo famiglia, capirete che la dignità uno deve potersela permettere.
Naturalmente non siamo del tutto privi di principi. Il fatto di non poter bloccare quei due o tre studenti per quadrimestre che, dopo 40 ore di corso non hanno fatto un solo esercizio per casa, credono che “il” sia il pronome soggetto di terza persona plurale, o hanno un’interlingua composta per il 99% da L1 e per l’1% da italiano, beh, inizia a pesare. Segno che abbiamo raggiunto il punto di equilibrio, come mostra il grafico qui sotto:

(per grafici molto più belli guardate questo blog)
Nel caso di David quindi le intenzioni c’erano, la colpa è della prova d’esame. Alla fine credo di aver capito il problema: i test che usiamo sono sul modello di quelli dell’Istituto italiano di cultura dove abbiamo insegnato, dove il punteggio minimo è 60, mentre all’università è 50.
La prossima settimana comunque comincia il secondo quadrimestre: questa volta non mi sfuggirete.


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