Fate troppa grammatica, anzi no, ne fate troppo poca. Se lavorate in contesto privato ci potranno essere studenti che, prendendovi in disparte o di fronte agli altri, metteranno in discussione ciò che fate in classe.

Alcuni consigli su cosa fare e non fare.

Calma e gesso. Anche se fatto con toni pacati, che qualcuno metta in discussione il nostro modo di insegnare non è mai bello. Se poi a farlo è uno studente, è probabile che il nostro pensiero istintivo sia “e tu che minchia ne sai di come si insegna eh?!” Fare gli offesi o gli incazzosi non aiuta, quindi mantenete un atteggiamento tranquillo e aperto (ma non troppo, che può suonare ipocrita), anche se il vostro ego ferito grida vendetta.

Porre la questione pubblicamente. Chiedete a chi ha sollevato la questione di ripeterlo di fronte agli altri (se non l’aveva fatto prima), o fatelo voi, chiedendo poi di confermare se avete inteso bene.

Cosa ne pensano gli altri? Le risposte possono essere diverse, diciamo però che quelli che condividono la critica possono essere la maggioranza, una minoranza importante o una minoranza piccola (magari solo quelli che vi hanno criticato). In quest’ultimo caso non esultate di gioia, tipo “visto? Ho vinto io!” Mostratevi comprensivi, promettete che verrete loro incontro e poi, se potete fatelo, sennò continuate come prima. Nel primo e secondo caso invece è chiaro che bisogna fare qualcosa.

Chiedere di essere più specifici. Ne avete il diritto, visto che vi hanno messo in discussione. Dovranno fare uno sforzo per essere propositivi e chiarirsi le idee. Meno grammatica? Cosa vogliono fare invece? Leggere e ascoltare? Che tipo di testi? Parlare? Di che cosa? Giocare? A che cosa? Più grammatica? In cosa in particolare si sentono carenti? Una volta messo tutto in piazza, ci sono due soluzioni possibili.

Soluzione rischiosa: far capire chi comanda. Volete giocare? Va bene, ma prima vi sparo un esercizio di grammatica che vi farà capire quanto ignoranti siete. Vi piace la grammatica? Eccovi servite batterie di esercizi strutturali, fino a quando non implorerete pietà. Questo però potrebbe essere visto come un sopruso (e un po’ lo sarebbe), creando una tensione dalla quale non ci guadagna nessuno.

Soluzione migliore: negoziare. Significa cedere un po’. Ci sono due buoni motivi per farlo. Il primo è che in un contesto privato lo studente paga e ha diritto ad avere ciò che vuole. Il secondo è che voi potete anche essere i migliori insegnanti del mondo, ma se gli studenti non vi seguono non impareranno, proprio come con il peggiore insegnante del mondo.
Questo però non può significare cedere su tutta la linea: giusto o sbagliato, il modo di insegnare di ciascuno di noi è il prodotto di convinzioni didattiche ma anche personali, e non è possibile cambiare a richiesta senza andare contro quello che siamo.

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