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Ok, smettiamola di mettere un ventilatore acceso di fronte ai libri di corso e gettarci contro dei rifiuti, almeno per questa volta. Questa recensione sarà positiva.
Udite udite: Contatto 1 della Loescher è secondo me la scelta migliore per i corsi principianti. Il libro è fatto con criterio, la grafica è curata, gli ascolti tutto sommato non sono male, il lessico non viene ignorato, e ci sono parecchi esercizi comunicativi con vuoto di informazione tipo studente A e studente B, seguiti da produzioni orali più libere. Che volete di più? Se poi, come nel mio caso, venite da tre anni di Un giorno in Italia, è come passare dall’isolamento ad una cella 4×4.
Ora però qualche difettuccio, tanto per non perdere le sane abitudini.
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Le consegne per studente A e studente B sono quasi sempre vicine, mentre una delle due dovrebbe andare in appendice, che nel libro c’è, ma inspiegabilmente è poco usata. Sembra un dettaglio da niente, ma con queste attività c’è sempre qualcuno che, perché non ha capito, o perché fa il furbo, manda a quel paese il vuoto di informazione (si apprezzi, please, lo sforzo per evitare il termine inglese information gap) guardando la parte dell’altro. Una separazione fisica limita questo problema.
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Va bene sfruttare gli articoli per presentare l’Italia attuale, e cosa c’è di più immediato delle statistiche? Lo zelo però è stato tale che sembra di leggere l’annuario dell’ISTAT, con percentuali a go-go sugli italiani e: il risparmio, le vacanze, il made in Italy, la famiglia, il tempo libero, le medicine alternative, il cibo. Qualche lettura da cazzeggio non starebbe male.
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La prima edizione aveva una carta che assorbiva meglio l’inchiostro e rendeva più facile scriverci sopra. Nella nuova, appena uscita, questa scelta controcorrente è stata abbandonata e si è passati alla solita carta patinata, delizia al tatto, ma croce per chi usa matite con mina dura.
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Nella prima edizione la copertina è destinata a staccarsi senza rimedio. All’estero questa cosa non piace molto agli studenti, che auspicherebbero materiali più solidi, anche perché il libro decolla dall’Italia a 28€, e atterra a 40-42€, aumentato quasi del 45%.
Un giorno in Italia 2 è un seguito obbligato, visto il successo del primo.
Alcuni difettucci sono spariti, tipo lo schema grammaticale e sotto, nella stessa pagina, l’esercizio corrispondente. La grafica, che anche nel primo non era male, è stata migliorata, e ci sono più esercizi.
Per il resto lo schema è sempre quello: testo iniziale, domandine di comprensione, esercizi sul lessico. Per la parte grammaticale, benedetto sempre sia il metodo induttivo che ci libera dai problemi: come nel primo libro, quando si tratta di introdurre un nuovo argomento arriva la formula magica: “rileggi il testo e sottolinea…” Seguono tabella ed esercizi. Insomma, i difetti più evidenti del primo sono stati corretti, con l’effetto di rendere tutto molto più nitido e far emergere la vera essenza del libro: monotonia e ripetitività.
Si nota poi che le autrici sanno scrivere, e ne hanno una voglia matta. Dato che il libro è per livelli intermedio-avanzati, hanno potuto far abbandonare a Piero il lavoro di controllore per quello di giornalista e scrittore. I testi a inizio unità sono così diventati più complessi e lunghi, troppo lunghi per poter essere proposti in classe. Ecco quindi una proposta per gli editori: visto che Piero è più che altro un peso per il libro (e un po’ ha anche rotto le palle), e visto che nel libro ci sono molti testi autentici che permettono di abbandonarlo al suo destino, perché non farne una lettura graduata?

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