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Terza parte: da cosa nasce cosa, e tutte insieme precipitano
Il direttore crede che cinque minuti a muso duro possano chiudere la questione, ma sottovaluta la gravità di ciò che sta facendo, o sopravvaluta sé stesso, perché la situazione diventa incontrollabile.
I primi a reagire sono gli studenti di uno dei licenziati, un primo livello con due mesi di corso. Quando arriva l’insegnante di sostituzione e spiega ciò che è successo, protestano e chiedono di parlare col direttore. Questi arriva in classe scocciatissimo e dice “vediamo cosa avete imparato con questo professore”, e inizia a fare loro domande di grammatica. Di fronte a tanta imbecillità l’insegnante di sostituzione non sa se ridere, piangere o fargli una foto. Gli studenti di un altro dei licenziati vengono addirittura ricevuti in ufficio, dove si racconta di questo dialogo surreale:
D: non preoccupatevi, adesso vi daremo un insegnante più bravo
S: ma lui ERA bravo, lo rivogliamo!
D: io non vengo a dirvi come fare il vostro lavoro, voi non ditemi come fare il mio
Anche gli altri insegnanti sono scossi, tutti si mobilitano. Il mattino dopo il fattaccio, inscenano assieme agli studenti una protesta di fronte all’Istituto, ritardando l’entrata in classe. Anche gli insegnanti licenziati sono lì per spiegare quello che è successo, visto che ufficialmente la direzione ha parlato di riforme interne organizzative. Un dipendente dell’amministrazione (voci maligne dicono che se la faccia con il direttore) metterà in guardia gli studenti ribelli dicendo che quegli insegnanti li stanno manipolando.
La protesta fuori dall’Istituto si ripete il giorno seguente, e lì raggiunge l’apice. Dopodiché alcuni colleghi riprenderanno la vita di sempre, ritenendo di aver fatto a sufficienza. Questa situazione fa scoprire lati nascosti delle persone: chi generalmente ha un cuore grande come una casa tira fuori la parte pavida, e chi di solito ha un carattere accomodante e felpato sale sulle barricate.
I licenziati sono riuniti in assemblea permanente nel bar di fronte all’Istituto. Neanche loro però sono uniti: c’è chi è grato ai colleghi per la solidarietà, chi li rimprovera di non fare abbastanza; c’è chi si rassegna, chi minaccia le vie legali. Ma non c’è molto da fare: il rappresentante sindacale si è mosso subito, ma gli avvocati hanno fatto egregiamente il loro lavoro e l’Istituto è in una botte di ferro. Preparano quindi una lettera da mandare a Roma (in maniera più defilata, anche due ex insegnanti dell’Istituto sono pronti a fare lo stesso).
È in questa parte che vediamo uno dei licenziati imbattersi nell’addetto culturale e dirgli: “faccia qualcosa, non vede cosa sta succedendo?” “Mi dispiace, non posso fare nulla” dice lui, “ma su col morale, in fondo è stata un’esperienza”. Secondo altre versioni, le parole esatte sono state “una bella esperienza” o “un’esperienza interessante.”

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