Si devono portare in classe esclusivamente testi autentici? Intendendo per autentico un testo originariamente creato per scopi non didattici, la ragione di chi si schiera nettamente a favore è: bisogna nutrire gli studenti solo con la lingua vera che parlano e scrivono gli italiani.
Fino a un po’ di tempo fa anch’io facevo parte di questo partito, adesso però, sarà perché nasciamo incendiari e moriamo democristiani, ho una posizione più morbida. Anche se rimango d’accordo sul principio, credo che in certi casi l’insegnante possa semplificare testi autentici, se non crearli di sana pianta, per sfruttarli meglio didatticamente.
Ci sono attività che non possono mancare in un corso, e che hanno senso solo con materiale autentico, come l’ascolto e la lettura autentici (per usare termini DILIT). Sono attività di comprensione, diciamo “pura”, dove non conta il prodotto ma il processo, e dove (in linea teorica) che lo studente capisca lo 0,1% o il 99,9% non ha importanza.
Non è però l’unico modo di trattare i testi: bisogna anche utilizzarli, per esempio per risolvere un problema, o per introdurre nuovo lessico (o altre cose, vedi questo post). Per attività del genere, il livello di comprensione di partenza è importante, e la “comprensione globale”, primo passo obbligato, può non bastare. Con un testo autentico “difficile”, l’insegnante può perdere molto tempo per portare la comprensione di tutti ad un livello sufficiente per poter proseguire.
Aggiungiamo che chi deve elaborare materiale didattico avrà a che fare con il problema della successione delle forme grammaticali e lessicali, delle funzioni comunicative, eccetera. Un testo autentico però raramente dice le cose giuste al momento giusto.
Per ovviare a questi problemi si può presentare un testo semplificato, confidando sul fatto che quello dell’autenticità non è un concetto assoluto (di qua gli autentici e di là i falsi) ma un continuum con diversi gradi intermedi.
(il concetto di autenticità è in realtà piuttosto complesso. Segnalo questo interessante articolo sull’argomento. Purtroppo l’accademichese stretto mi ha impedito di capirne gran parte. Spero che qualcuno con capacità cognitive superiori alle mie sappia apprezzarlo, e magari spiegarmelo)
Ci sono però alcune osservazioni da fare:
- il buon senso didattico non deve mai venir meno: piegare un po’ il testo ai propri scopi non significa ricavarne tutto il necessario. Se si tira troppo la corda si finirà con lo scrivere testi artificiali tipo Un giorno in Italia (a proposito, ecco qui la mia fantastica recensione)
- la semplificazione ha senso con i principianti, mentre salendo di livello sarà più facile trovare testi autentici che soddisfino le esigenze didattiche
- la semplificazione ha più senso con testi scritti che orali. Un testo orale volant, uno scritto può generare un diluvio di domande da parte degli studenti
Ci sono due motivi per cui la semplificazione non è didatticamente uno scandalo:
- l’insegnante è un madrelingua che (in teoria) ha studiato, conosce le regole di scrittura, ha letto tantissimi altri testi simili, ed è quindi in grado di produrne uno che suoni come autentico
- se l’insegnante porterà in classe anche materiale per letture e ascolti autentici, gli studenti non dimenticheranno che “là fuori” esistono testi più difficili
Si può così ridurre l’after-taxi-shock, tipico di quando studiamo una lingua straniera, poi andiamo per la prima volta nel paese dove si parla, dall’aeroporto prendiamo un taxi e scopriamo che riusciamo a capire benissimo il taxista, senza pensare che è abituato a parlare con stranieri o è straniero a sua volta. Una volta scesi dal taxi, la cruda realtà.
L’importanza della consapevolezza è ancora più evidente con le letture graduate per stranieri. Sono materiale autentico? Per nulla, eppure sono molto utili per gli studenti, che sanno di leggere storie scritte apposta per loro, e non romanzi autentici, con i quali dovrebbero usare continuamente nel vocabolario perdendo la voglia di leggere.
Sui problemi che dà il concetto di autenticità, concludo con un dilemma: Focus Junior è la versione di Focus per un pubblico di bambini, scritta con un linguaggio semplificato. Se porto in classe un articolo di questa rivista, senza cambiare una virgola, ho in mano un testo autentico o no?

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