(questo post era in anticamera da un po’ di tempo. Lo stimolo per toglierlo me l’ha dato un intervista a Carlo Guastalla su Officina.it, segnalata anche da il due blog)
Ho fatto un Master online in didattica dell’italiano LS/L2. Giudizio finale: didatticamente scadente. Curioso vero?, che chi vuole insegnare agli altri ad insegnare non sappia insegnare.
È stato utile per avere un’infarinatura generale, ma già così i conti non tornano, perché un Master dovrebbe dare una preparazione specifica.
Per ogni modulo c’era una classe e materiale scaricabile dal sito. Niente libri, dispensine. Poi arrivava lui: il forum, dove avrebbero dovuto fiorire scambi di esperienze didattiche, o costruttive discussioni “tra pari” sotto la guida di un tutor.
Il risultato però era un sovrapporsi di voci confuso e inconcludente, e per due motivi: il primo di (scusate, mi riempio un attimo la bocca) coerenza scientifica. La glottodidattica è stata giustamente definita “scienza teorico-pratica“. Quel trattino pesa, indica che le due parti sono strettamente intrecciate, e singolarmente valgono meno della metà.
Per questo, un corso di glottodidattica a distanza è una contraddizione di termini. Nel forum ciò emergeva in tutta la sua chiarezza. Proprio perché alla pratica non si sfugge, il povero tutor di turno doveva per forza farvi riferimento. Però tra gli studenti c’era chi insegnava da anni, chi aveva insegnato pochissimo, e chi mai. Questi che facevano? Inventavano, secondo questo esempio di dialogo:
Tutor: nella vostra esperienza in classe, come avete risolto questo problema?
Masterino 1: veramente io ho pochissima esperienza di insegnamento
Masterino 2: io nemmeno quella, finora ho solo dato qualche lezione privata
T: allora ditemi come risolvereste questo problema
M1 e M2 (pensandolo, ma senza scriverlo): ma porc… diccelo tu come risolverlo, no?
Logico che alla fine regnasse sovrano il politicamente corretto, cioè ogni cazzata che uno diceva veniva accolta da lodi per l’importanza del contributo e l’osservazione intelligente.
Il secondo motivo stava nel limite proprio del forum, che è fatto per argomenti circoscritti tipo: ho un problema x, chi mi aiuta? Così l’esperienza acquista un’importanza vera. Con temi di più ampio respiro può funzionare, a patto però che si possa proteggerli dalle divagazioni, naturali anche in un dibattito in presenza, ma molto difficili da governare con uno strumento in differita.
La parte pratica era il tirocinio presso una scuola che lo studente doveva trovarsi da solo. Con un numero di ore ridicolo, il programma prevedeva per metà del tempo osservazione, per l’altra (evvai!) insegnamento. Seguiva relazione finale. Se un’insegnante in formazione entra in classe, dovrebbe essere assistito da uno più esperto (uno del Master!) che dia indicazioni prima, durante e dopo. La formula a distanza rendeva impossibile ciò, e allora ecco la soluzione furbetta: la solita menata dello “scambio tra pari”, per cui l’insegnante titolare, se voleva, poteva dare indicazioni al masterino.
Altro pilastro del Master, le settimane in presenza, interessanti soprattutto socialmente, perché si scopriva di non essere soli a provare una delusione monumentale. Inoltre, alcune conferenze erano persino interessanti. Ultimo, ma non meno importante, l’organizzazione offriva una serata con buon cibo, abbondanti libagioni e musica.
Per la tesi finale non faccio testo, perché ho avuto un rapporto turbolento con la tutor, ma non è questo il luogo. Per tutto ciò, ho scritto una lettera di reclamo al Direttore del Master. Nessuna risposta naturalmente, in puro stile accademico italiano.

13 comments
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3 Gennaio 2008 a 5:11 pm
Francesco
Lo sapevo che il master è un pacco, mi sono laureato in lettere (DAMS, Vabbè) e vorrei insegnare a stranieri in giro per il mondo, ma quello che dici mi scoraggia, in che senso non ci sono sbocchi? Riesci a vivere con ciò che fai?Se non un master, che cazzo mi consigli di fare? Come ottengo questa cazzo di abilitazione?
4 Gennaio 2008 a 10:35 am
Glottrotter
Ciao Francesco,
veramente non ho detto che non ci sono sbocchi. Il Master (almeno quello che ho fatto io) è un pacco dal punto di vista dei contenuti, ma è pur sempre un pezzo di carta con valore legale, e nel curriculum fa la sua porca figura. Quindi, se vuoi vivere insegnando, io ti consiglierei di farne uno, solamente non aspettarti nulla, così eviti delusioni.
Per quanto riguarda l’abilitazione, al momento non esiste. Il problema però è molto sentito, ed è stata creata un’associazione di diplomati in Master in LS/L2 per fare pressioni a livello ministeriale per un riconoscimento ufficiale.
AGGIORNAMENTO: adesso ho capito che con “mancanza di sbocchi” ti riferivi a quello che avevo scritto nel post con i propositi per il 2008.
Secondo la mia esperienza personale, vivere insegnando non è impossibile, e si può anche vivere bene. E’ però molto difficile ottenere un contrato fisso, o una “carriera” con crescenti responsabilità e guadagni, come sarebe lecito aspettarsi da qualsiasi altro lavoro. A meno che uno non entri in università o si metta in proprio aprendo una scuola. Quando parlo di sbocchi intendo questo.
Se però sei disposto a cambiare città o nazione una volta ogni uno o due anni, sapendo che molto probabilmente insegnerai e basta, allora non dovresti avere problemi, soprattutto una volta entrato nel circolo virtuoso di esperienze e contatti.
7 Gennaio 2008 a 3:06 pm
Francesco
Grazie per la risposta, cambiare paese ogni anno o due è proprio ciò che mi piacerebbe fare, almeno per qualche tempo, ho provato a informarmi con alcune persone che insegnano a stranieri in una scuola a Savignano (sono di San Marino), e mi hanno detto che ci sono dei corsi di formazione della durata di 30 ore o poco più, per poi divenire tutor e fare esperienza direttamente con studenti….non mi è molto chiaro a quali corsi si riferiscono, mi hanno detto di contattare il CDE intercultura, oppure enti di formazione quali l’ENAIP (Boh..), alla fine forse conviene anche a me cominciare un master, anche se mi scoccia spendere una cifra non indifferente e uscire dopo un anno senza alcuna esperienza sul campo, quindi almeno prima cerco di sincerarmi che non ci siano altri sistemi. tu dove hai fatto le prime esperienze?
14 Gennaio 2008 a 9:34 pm
Glottrotter
Io all’inizio ti consiglierei di fare corsi organizzati da qualche università. Come ho già detto, non aspettarti molto come qualità, ma meglio poter mettere CV il nome di qualche istituzione accademica piuttosto che quello di una scuola privata o di istituzioni sconosciute all’estero, per quanto rispettabili.
Non è necessario fare il Master all’inizio, anche se puoi considerarlo un investimento.
Io ho iniziato in qualche scuola privata all’estero, poi sono stato assunto da un Istituto italiano di cultura.
17 Gennaio 2008 a 8:44 am
Paola
Anche io sono una masterina della Cà Foscari appena diplomata e insegno a Parigi in aziende private che si occupano di formazione continua.
Sono d’accordo con Glotrotter sulla scarsità di contenuti e di parte pratica, ma non del tutto. Io ho imparato a confrontarmi con gli altri e ad organizzare meglio le lezioni che prima improvvisavo senza metodo. E’ vero, il master impressiona sul CV, soprattutto i francesi che vogliono una formazione specifica. A livello di riconoscimento istituzionale, invece, è completamente inutile, PER ORA!!! ma ci stiamo facendo sentire e più siamo compatti e meglio è!!
Auguri Francesco!
18 Gennaio 2008 a 7:37 pm
Carlo
Beh, mi fa piacere che la mia intervista ti abbia stimolato a buttare giù questa analisi sul Master di Venezia.
Non penso che i master siano “tutto male”. Solo che non sono utili per imparare il “mestiere” di insegnare.
Consiglierei a chi vuole iniziare di fare un corso di formazione. Ad esempio alla Dilit a Roma, o in altre scuole private. Su quel numero di officina.it cerchiamo di dare un panorama il più ampio possibile sulla questione della formazione italiano L2.
Dopo un corso (che costa, sia ben chiaro, ma almeno se uno sceglie bene ti mette in grado di entrare in classe in qualche scuola privata dopo una mesata al massimo) uno capisce se vuole o non vuole fare questo lavoro.
E se la risposta è positiva iniziano le dolenti note: aggiornarsi, avere prospettive, studiare, lavorare, contratti, sfruttamento, e quello che ben conosciamo.
Un saluto, a presto.
Carlo nonché Porfido
19 Gennaio 2008 a 4:27 pm
Glottrotter
Grazie mille Carlo per la visita e il commento.
Alla fine, è un problema costitutivo di master come questi, non tanto di chi li organizza.
Nell’insegnamento di una lingua, teoria e pratica sono in rapporto talmente stretto che non si può pretendere di formare un insegnante a distanza. Bisogna che qualcuno ti insegni un po’ di teoria, per poi buttarti in classe, per poi rivedere quello che hai fatto e così via, come del resto fanno le scuole private che organizzano corsi di formazione.
1 Ottobre 2008 a 10:36 am
silvia
Salve a tutti!
Sono una nuova, appena capitata per puro caso e direi a fagiolo su questo blog! Non ho potuto fare a meno di leggere i vostri dialoghi e commenti sui master in didattica dell’italiano come L2/Ls. Appunto… stavo facendo una ricerchina per trovarne uno ancora disponibile…Perugia, Venezia, Roma “Tor Vergata”, Siena etc.etc. Ma a quanto pare sono arrivata troppo tardi!!Iscrizioni chiuse!!!
Mi presento. Sono Silvia, laureata in lingue e letterature straniere moderne, al momento, nonostante i miei 38 anni, dall’identità socialmente indefinita!!!!Il mio sogno è stato da sempre l’estero, lo scambio di culture, il contatto con gente straniera!Così due anni fa, dopo svariate esperienze fuori dall’italia, ho frequentato un corso di formazione per l’insegnamento dell’italiano a stranieri presso una scuola privata di Roma con relativo tirocinio, e l’esperienza è stata esaltante!!Ma nella vita reale le cose non vanno esattamente così se non hai subito un bel treno da prendere al volo, e al momento, dopo tanti rifiuti da parte di scuole pubbliche e private, comincio ad avere dei seri dubbi circa la mia competenza!!Ma non mollo…E allora ecco la ricerca di qche master, lo faccio anche per continuare ad avere stimoli culturali e per non disabituarmi allo studio!!Altrimenti impazzirei. Al momento valuto se meglio qcosa in didattica dell’italiano o per diventare mediatore linguistico-culturale in materia di immigrazione e asilo!Vivo nel Salento, e la problematica degli immigrati qui è una realtà!!Ma giù da noi c’è tanta chiusura e non è facile!!Nonostante ciò non mi scoraggio e cerco di non arrendermi!!!
Un saluto a tutti, e grazie…mi sono un po’ sfogata!!
silvia
18 Novembre 2008 a 11:40 am
Marco
Buongiorno. Ho letto il post e gli interventi che sono seguiti. Personalmente, dopo anni di esperienza di insegnamento in Italia e poi all’estero (in un IIC in Medio Oriente), ho deciso di prendermi questo “pezzo di carta” dello stesso identico tipo di Glottrotter.
A parte le non poche delusioni e sul discutibilissimo modo in cui è stato impostato l’intero Master, devo dire che però l’esperienza è stata proficua. Come ha detto Paola, il master mi è servito per colmare alcune lacune e organizzare meglio le lezioni, e soprattutto di confrontarmi con altri colleghi, con alcuni dei quali continuo ad essere in contatto.
In più, dove ora insegno (la Grecia), il fatto di averlo mi ha permesso di essere pagato un po’ di più della normale tariffa oraria dall’istituto in cui lavoro, dato che, appunto, è un qualcosa in più che, almeno in teoria (ma anche in pratica, dai), ti dà qualcosa in più di un semplice insegnante magari alle prime armi (senza nulla togliere a questi ultimi).
A Francesco-aspirante-insegnante, anche io consiglio di farsi le ossa prima in Italia, perché un conto è essere italiano un conto è insegnarlo, l’italiano.
La didattica è una cosa molto particolare, e se hai la possibilità di fare esperienza in quache centro privato della tua zona sarebbe la cosa migliore. Poi per partire c’è sempre tempo, visto che presumo tu sia giovanissimo (comuinque molto più di me, che di anni ne ho 40).
Se comunque presumi di vivere con l’insegnamento, beh… buona fortuna.
18 Novembre 2008 a 11:43 am
Marco
Scusa l’intervento precedente, sgrammaticassimo e davvero illegibile. Ma sono di frettissima.
23 Giugno 2009 a 10:32 am
Anonimo
ho fatto ben due master itals e concordo con le critıche, ma … li rifarei subito, mi hanno comunque dato molto sia dal punto di vista professionale che umano…
ho lavorato 7 anni in Brasile e adesso mi faro’ 5 anni in Turchia come lettore MAE e i master mi sono stati valutati pochissimo come punteggio nella graduatoria del concorso e qesta e’ una vera assurdita’ tipicamente italiana.
23 Giugno 2009 a 10:33 am
Anonimo
gia scritto
6 Agosto 2009 a 9:39 am
Marta
Ciao anonimo, posso chiederti come hai fatto a diventare lettore e lavorare sia in brasile che in turchia? vorrei farlo anch’io… mi piacerebbe lavorare e nel contempo girare il mondo, almeno finchè sono giovane e non ho vincoli