… e lo sputtanamento, che cos’è …
forse è voglia di copiare senza mai farsi capire
(ovvero consigli per plagiare in sicurezza ed essere felici)

Partiamo di nuovo da InIt, rivista per insegnanti di italiano a stranieri. Nella prima pagina dell’ultimo numero (il 19, al momento non ancora sul sito) compare un commento del direttore su un articolo del n. 13 di Sandra Gracci. Questo articolo, dice Balboni, presenta “varie sezioni calcate, talvolta in maniera imprecisa”, su un saggio di Maria G. Lo Duca professoressa dell’Università di Padova, che collabora proprio con Balboni. Il direttore si scusa per l’accaduto, assumendosene la responsabilità e parlando di “scorrettezza scientifica”.

Sembra talmente incredibile che un ladro metta in mostra il bottino in casa del derubato, che verrebbe voglia di procurarsi il saggio in questione per vederlo con i propri occhi.
Non potendolo però fare in tempi brevi, ed essendo improbabile che l’autrice dell’articolo abbia chiesto e/o ottenuto una replica per difendersi, diamo per assodato che sia andata così. Anche perché l’autorità di Balboni pesa.

sputtanamento-croppato2.jpgFatte queste premesse, possiamo parlare di autosputtanamento accademico megagalattico, avvenuto a inizio carriera e per questo potenzialmente letale. Esprimo quindi la mia sincera solidarietà alla dottoranda sbattuta in prima pagina, pur contento di non essere nei suoi panni.

Intendiamoci: riportare le idee di qualcuno senza riconoscerlo è intellettualmente disonesto, però nel mondo accademico non è certo una rarità. Basta saperlo fare.
Pensando di fare cosa gradita a chi voglia intraprendere una carriera accademica, mi permetto quindi di dare alcuni consigli per plagiare in sicurezza ed essere felici. In un plagio perfetto, tra la fonte originale di “ispirazione” e quella finale “ispirata” ci deve essere la maggior distanza possibile in termini di:

  • tempo. L’originale deve essere stato pubblicato molti anni prima;
  • pubblico. I pubblici fruitori delle due opere devono essere i più diversi possibile. Un classico esempio è il professore che porta ai convegni (pubblico accademico specialistico) certe conclusioni tratte da tesi di laurea di suoi studenti (nessun pubblico). O il professore che scrive un libro di divulgazione (pubblico generale) riportando contenuti di opere accademiche.

Nell’articolo di InIt mancava la prima e clamorosamente la seconda, senza dubbio la più importante.

C’è poi anche il fattore autorità: il laureato che si vede rubare le idee dal suo relatore difficilmente potrà fare qualcosa per prendersi il merito.

Attenzione però: le idee famose e importanti (che so, le 5 ipotesi di Krashen per dirne una) vanno oltre i pubblici di riferimento, meglio lasciarle in pace e dedicarsi a quelle meno conosciute. È importante quindi volare basso e non essere avidi. Il plagio è anche esercizio di umiltà.

P.S. Non c’è nulla di più deprimente che vedere blog senza nemmeno un commento (come questo), con post che si concludono con inviti del tipo: “forza, aspetto i vostri commenti!”
Ultraconsapevole di questo, farò un’eccezione puntando in alto: se Sandra Gracci avrà la ventura di leggere questo post e vorrà inviare una risposta all’accusa di scorrettezza scientifica, sarò lieto di ospitarla.

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