Deduttivo = male

Induttivo = bene

 

Questa è la prima cosa che ho imparato al primo corso di formazione per insegnanti di italiano a stranieri. Il principio è che si ricorda meglio ciò che si è scoperto da soli.

Il percorso induttivo parte dal fenomeno linguistico all’interno di un testo, e con la guida dell’insegnante arriva alla scoperta della regola. Lo schema, seguito dai libri di corso, ma anche da molti di noi quando didattizziamo testi, è:

lettura comprensione osservazione dell’elemento di grammatica riflessione sulla regola esercizio di “fissazione.”

In questo percorso però il grande ignorato è proprio il testo. Se uno studente ci chiedesse: “perché mi hai fatto leggere/ascoltare questa cosa?”, la nostra prima risposta dovrebbe essere sempre: “perché credo sia utile e interessante per te”. Spesso però la risposta (sincera) sarebbe: “perché oggi dobbiamo trattare … (argomento di grammatica nuovo)”.

induttivo-croppato.jpgQuante volte abbiamo inflitto agli studenti “Alla fiera dell’est” di Branduardi solo per il passato remoto, “Bella” di Jovanotti per gli aggettivi, o finte lunghissime lettere con resoconti di vacanze carichi di passati prossimi? (su quest’ultima alzo la mano io)

Arrivare troppo in fretta alla fase finale di riflessione può far perdere l’occasione di usare il testo per il suo scopo originario che, se il testo è autentico, sarà sempre non didattico.

Le care vecchie domande V/F dovrebbero sparire quasi del tutto, e lasciare spazio al momento in cui lo studente fa qualcosa. Un testo informativo (per es. un’agenda o il programma di una manifestazione) si può collegare a qualcosa di pratico, quindi non dà molti problemi. Un testo narrativo (un articolo di giornale o una lettera) ne pone di più, soprattutto con livelli bassi, perché dovrebbe stimolare una produzione orale/scritta che gli studenti potrebbero non essere in grado di sostenere. Nella mia esperienza sono proprio questi i testi dove più spesso il percorso induttivo viene accorciato in mancanza di idee migliori.

Un effetto secondario di questa scorciatoia è quello di lanciare agli studenti il messaggio implicito che i testi servono ad imparare la grammatica, per cui alla fine l’atteggiamento sarà: “ok, ho letto e capito, che tempo verbale devo sottolineare ora?”

Un po’ di tempo fa, durante una ricostruzione di conversazione, alla domanda “che dice?” ottengo silenzio e sguardi attoniti. Ricomincio da capo, con lo stesso risultato. Finché qualcuno non chiede: “ma quale tempo dobbiamo usare?”

Epifania: fino a quel momento avevo evidentemente abusato di un percorso induttivo troppo semplificato, dove tutto era in funzione della grammatica.

(per la cronaca: ho dovuto interrompere l’attività perché era impossibile andare avanti. Non sono il mago delle ricostruzioni, ma era la prima volta che mi succedeva e speriamo rimanga l’unica, perché la sensazione sapeva di fallimento)

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