messico-e-nuvole.jpgIn un articolo di InIt di un po’ di tempo fa (autori Paolo Pagliai e Daniele Visentin) sull’insegnamento dell’italiano in Messico, si tirano vagonate di letame su un panorama desolante.

Si parla di insegnanti con un “una formazione specifica di basso profilo”, che provengono “da settori per lo più alieni ad ogni nozione didattico-pedagogica”, e che non insegnano grammatica per non correre “il rischio di dover rispondere a domande di cui non si conosce la risposta.”

Insomma, imbianchini e venditori ambulanti prestati all’insegnamento dell’italiano a stranieri, con un metodo didattico tutto fuorché scientifico, e un italiano discutibile.

Come si è giunti a queste conclusioni? Nell’articolo si fa riferimento ad un’ “indagine” (“dall’indagine emerge…”), ad un questionario (“come emerge dal questionario…”) a “risposte”, ad “attività svolte in classe” oggetto di “un’attenta lettura”, ma non è dato sapere di quale indagine si tratti, chi l’abbia condotta e in che modo.

In questo buio glottodidattico che circonda l’insegnamento dell’italiano in Messico si intravede però uno spiraglio: il manuale Rete!. Anzi, più che spiraglio un fascio di luce avvolgente: la Dante Alighieri, “unico caso di tecnologia educativa portatrice di un processo ‘autentico-autentico’ […] le cui implicazioni scientifiche vengono oggi approfondite nel Centro de Investigaciones Glotodidácticas de la Universidad Latinoamericana.”

Verso la fine dell’articolo si dice anche, ma non ce n’era proprio bisogno, che il Centro di Ricerca e Formazione Docente della Dante Alighieri è convenzionato con il Dipartimento di Scienze del Linguaggio dell’Università di Venezia.

Ok, adesso i buoni hanno un nome, ricapitoliamoli: Rete!; la Dante Alighieri (suppongo di Città del Messico); il Centro de Investigaciones Glotodidácticas de la Universidad Latinoamericana; il Dipartimento di Scienze del Linguaggio dell’Università di Venezia.

E i cattivi, chi sono? Eccoli: gli insegnanti del Dipartimento di Italiano della Escuela Nacional de Estudios Profesionales dell’UNAM (Universidad Nacional Autónoma de México), costretti ad uscire dai loro covi emananti fetido “comunicativismo estremo” con una lettera di risposta pubblicata nel numero successivo.

Per introdurla viene creata una rubrica apposita: “Lettere dei lettori”, che non avrà seguito. I redattori li ringraziano per il “contributo dialettico” e, bontà loro, svelano il mistero (dirlo prima pareva brutto): quell’articolo era tratto da un’indagine degli autori sull’italiano nel mondo su cui, si dice, riferiranno nei numeri successivi. Così però non sarà.

Sintesi della risposta degli insegnanti dell’UNAM: “l’informazione non è completa e per questo, riteniamo, non affidabile.”

Ben detto, colleghi del Messico, ben detto.

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