Avete animo puro? Verificatelo con questo ascolto.

Se ridete avete perso.

(da Comunicare meglio)

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(da un’amica e collega ricevo e molto volentieri pubblico)

Imparare la favella teutonica mi interessa più o meno quanto diventare esperta di riproduzione della tartaruga nana, ciononostante mi sono iscritta ad un corso A1 di tedesco presso il CLI di un’Università nostrana. Warum? Per drei principali motivi:

- era quasi gratuito;
- speravo di conoscere qualcuno di simpatico che mi distraesse dalla monotonia del mio lavoro isolante (sì l’idea di nerd che vi state facendo corrisponde abbastanza a quella che attualmente ho anche io di me stessa…);
- da fallita e inoccupata insegnante di italiano come LS volevo spiare (dicevo, osservare per imparare) i metodi suppostamente inquadrati di un’esperta Frau Rottermeier, anche se non è politically correcticissimo.

Ecco alcune sintetiche osservazioni dopo funf settimane:

  • eins - Premessa: sono il tipo di alunna croce e delizia dell’insegnante di lingua. Entro sempre in classe sorridente e contenta di penetrare il misterioso mondo di una nuova lingua, saluto lecchinamente in LS, faccio una faccia interessata quando l’insegnante pensa di aver detto una cosa interessante e mi diverto genuinamente con tutte le attività comunicative. Poi però non prendo uno straccio di appunto lessicale (quindi devo ricorrere alla sapientina grafo-ossessiva di fianco), faccio i compiti solo al bar e sbuffo regolarmente in faccia all’insegnante al momento della PLS di fine lezione.
  • zwei - Mi stanno genuinamente sul cazzo i falsi-falsi principianti. Il secondo falso è = si suppone che sia; il primo è = a bugiardo, ipocrita, fariseo. La mia classe è zeppa di bi-falsi principianti che si sono inseriti in questo corso, a mio modesto parere di ritardata della classe, per fare gli sboroni. La povera Brigitta non nuova alla docenza ha scelto la saggia via di mezzo tra il sincero falso principiante e l’aspirante sborone: risultato che io e altre tre povere disgraziate annaspiamo tutto il tempo dietro un ritmo che per gli altri è quasi noioso.
  • drei - La vendetta del filtro-emotivo. Ho sempre avuto spiccata non-propensione alla Comprensione Orale, ma con il tedesco il discorso si fa serio: quando non ti viene in aiuto neanche l’assonanza con qualche altra lingua masticata si prefigura la seguente situazione:
    Brigitta che pone a E. una domanda;
    E: Mh?
    Brigitta ripete la domanda
    E: (…) risatina
    Brigitta ripete la domanda marcando elemento chiave
    E: (spara risposta non corrispondente a domanda)

    Al mio si aggiunge l’imbarazzo dell’insegnante. O forse è solo il mio imbarazzo pensando a quello che sta pensando Brigitta, cioè che io credo che stia pensando (e magari lei non pensa) ovvero a quello che io penserei se fossi al suo posto e che non dovrei certo pensare, ma che penserei: ‘Questa non campana na mazza’. A seguire chiazze rosse sul collo e sudorazione. Poveri i miei ex alunni.
  • fier - Uso della lavagna. Dopo la lettura del post dedicato al tema ho notato che la lavagna di Brigitta (come lo fu la mia) è un vero caos. Qualunque cosa è scritta in qualsiasi angolo, senza il minimo ordine, con l’aggravante che Brigitta aggiunge in fase di elicitazione un casino di parole qua e là dove trova spazio e tu quando risollevi la testa dal foglio non saprai mai dove poco prima il suo pennarello era andato a parare.

PS: Chiunque conosca minimamente il tedesco avrà notato che probabilmente i numeri non sono scritti correttamente. Ciò si deve al fatto che mi rifiuto di imparare la numerazione germanica perchè la sua oltremodo complessa osticità mi crea una insuperabile pigrizia. Come avrete capito la presa di posizione diventa un problema ogniqualvolta Brigitta indica pagina, capitolo ed esercizio.

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